FONTI PER LA STORIA D'ITALIA - EPISTOLARIO DI PELLEGRINO ZAMBECCARI

FONTI PER LA STORIA D'ITALIA

ISTITUTO STORICO ITALIANO

EPISTOLARI • SECOLO XIV

VOL. 40

EPISTOLARIO DI PELLEGRINO ZAMBECCARI

A CURA DI LODOVICO FRATI

VOLUME UNICO

ROMA NELLA SEDE DELL'ISTITUTO PALAZZO DEI FILIPPINI VIA DEI FILIPPINI, 4 1929

DIRITTI RISERVATI

PREFAZIONE

Alle scarse e non sempre esatte notizie biografiche di Pellegrino Zambeccari pubblicate dal Fantuzzi poche altre ne aggiunsi allorché raccolsi le sue poesie, perchè attendevo la pubblicazione della monografia promessa dal compianto Francesco Novati, in appendice alla magistrale sua edizione dell' Epistolario di Coluccio Salutati. Ma purtroppo il Novati non potè veder compiuta l'opera sua, alla quale aveva dedicato tante cure, e le notizie che egli aveva raccolte di Pellegrino Zambeccari rimasero inedite. Pubblicando la parte più interessante della copiosa corrispondenza epistolare del cancelliere bolognese, vorrei far conoscere un po' meglio la vita di un elegante ed erudito scrittore, abbastanza, notevole per l'attiva parte che ebbe negli avvenimenti politici dell'ultimo ventennio del Trecento.

Giovanni di Gerardo Zambeccari sposò in prime nozze Cecilia di Sabbadino Sabbadini (1350), in seconde nozze Giovanna di Guido da Scanello (1355); dalla prima delle quali nacque Pellegrino Zambeccari poco dopo il 1350, poiché fu immatricolato notaio il 16 giugno 1368. Nel 1374, con Giovanni Pepoli, Azzo Torelli e Francesco Bruni assistè alla presunta apparizione di Raffaella, moglie del cavalier Giovanni da Marsiglia, narrata da Matteo Griffoni nel suo Memoriale.

Dei primi studi di Pellegrino poco sappiamo con certezza; ma sembra che dimorasse per parecchi mesi a Firenze prima di venire a Bologna per continuare e compiere gli studi, se fu scritta da lui una lettera del cod. Napoletano V. F. 2, indirizzata al papa per chiedergli un sussidio. Sono indotto ad attribuire allo Zambeccari cotesta lettera non tanto perchè si trova con altre da lui scritte, quanto perchè vi si dice che le rendite del suo ufficio dell'arcidiaconato bastavano appena a pagare la pensione, e vedremo che Pellegrino nel 1378 era cancelliere dell'arcidiacono. In patria sembra aver avuto precettore di retorica Pietro da Moglio, il noto amico del Petrarca e maestro di Coluccio Salutati. Rende più verosimile questa congettura il contratto d'affitto per una casa, sotto la parrocchia di S. Isaia, confinante coll'orto dei Francescani, e con Carlino Zambeccari, stipulato il 14 aprile 1372 per due anni fra Carlino di Cambio Zambeccari, studente in diritto civile e Pietro da Moglio. Questo documento è notevole per più ragioni: anzitutto perchè conferma l'opinione del Novati, che il da Moglio ritornasse da Padova a Bologna verso il 1370, ove nel 1374 ottenne quella cattedra, che conservò fino alla morte. Inoltre, mediante questo contratto, veniamo a conoscere il nome di famiglia della seconda moglie di Pietro da Moglio, che fu Misina, o Tommasina, de' Rombodevini.

Già il Novati aveva indicato una lettera del Salutati a Bernardo da Moglio, nella quale deplorava la morte della madre di lui per nome Tommasa; ma a quale famiglia appartenesse non si sapeva.

Contemporaneamente allo studio della retorica, Pellegrino attese a quello delle leggi, e particolarmente del notariato; né deve recare meraviglia che egli prima, ancora dei vent'anni fosse immatricolato notaio nel 1368; poiché, come fu già osservato dal Casini, non vi erano prescrizioni statutarie circa l'età dell'ammissione al notariato, ed anche Pietro de' Boateri par che fosse creato notaro all'età di diciotto anni.

Nel 1378 Pellegrino Zambeccari era cancelliere del card. Filippo Caraffa, legato ed arcidiacono di Bologna. Il 7 dicembre di quest'anno, col notaio Benvenuto da Ripoli, stipulava, d'ordine del card. Caraffa, l'atto di conferma della sottomissione d' Imola e del suo territorio agli Anziani e consoli di Bologna. Anche in un atto notarile del 19 aprile 1379 tra i testimoni figura il nome di Pellegrino Zambeccari quale cancelliere del card. Caraffa.

Nel dicembre del 1383 Pellegrino era rettore della chiesa di S. Martino in Soverzano, e dava in affitto per cinque anni al rettore della chiesa di S. Maria di Riosto tutte le possessioni e rendite della chiesa.

Nel gennaio del 1384, o secondo altri nel 1383, Pellegrino prese in moglie Orsina di Giovanni Codecà con lire cinquecento di dote; dalla quale ebbe cinque figli e due figlie, cioè: Giovanni, nato nel 1386, che sposò Giovanna di Pietro Lodovisi; Scipione, Lodovico, Marchese e Iacopo; l'ultimo de' quali nel 1398 Pellegrino raccomandava a Bonifazio IX, perchè volesse promuoverlo ad un canonicato. Delle due figlie Mattea e Margherita, la prima si maritò con Andalò Griffoni nel 1404; la seconda con Pietro di Biagio Torelli nel 1388. Ma prima del suo matrimonio con la Codecà, Pellegrino aveva avuto un figlio naturale, di nome Gasparino, che il 19 dicembre 1388 ricevè la prima tonsura et fuit per prefatum dominum cardinalem super defectu natalium dispensatus.

Nell'ultimo semestre del 1385 e nel primo del 1386 lo Zambeccari era notaio degli Anziani all'ufficio delle riformagioni e provvisioni; poscia fu eletto notaio all'ufficio dei memoriali e l'anno seguente fu del Consiglio dei Seicento, conservando quest'onorevole ufficio fino al 1393, nel quale anno, dal giugno al 24 luglio, fu inviato dai magistrati di Bologna ambasciatore a papa Bonifazio IX per trattare alcuni affari del Comune e presentargli un superbo cavallo.

Nel 1387 da papa Urbano VI (non da Bonifazio IX, come disse il Fantuzzi) fu nominato notaio della Camera apostolica; ma non andò mai a Roma, come rilevasi da una sua lettera diretta ad Antonio Caetani, nella quale pregavalo di fare in modo che Bonifazio IX confermasse quella nomina, desiderando ottenere l'ufficio di scrittore della Camera apostolica. Sembra che il Caetani molto si adoperasse in suo favore, poiché il papa, con breve del 13 aprile 1395, lo elesse suo familiare. E al nuovo pontefice dovette pure efficacemente raccomandarlo Bartolomeo Mezzavacca, creato da Gregorio XI nel 1376 vescovo di Rieti, poi da Urbano VI nel 1378 cardinale col titolo di S. Marcello. Caduto in sospetto del papa, perchè dicevasi fosse capo di una cospirazione contro di lui, fu privato della porpora cardinalizia il 15 ottobre 1378. Allora fuggì ad Avignone; ma, dopo la morte di Urbano VI, fu da Bonifazio IX, nel 1389, restituito nell'antico grado, col titolo di S. Martino ai Monti.

Pellegrino Zambeccari in una sua lettera, mentre dolevasi delle passate traversie del card. Mezzavacca, rallegravasi che Bonifazio IX gli avesse finalmente resa giustizia e profferivagli i propri servigi. Ma il cardinale preferì scegliere per suo segretario Bernardo da Moglio. Di ciò non si offese lo Zambeccari, che anzi molto si interessò con Francesco Aristoteli per maritare due nipoti del cardinale, proponendo Gioacchino di Andrea Usberti, ricco ed abile notaio bolognese. Ma anche questa volta non fu più fortunato il nostro cancelliere, perchè il cardinale preferì maritarle con due figli di Nicolò Lodovisi: Andrea e Giovanni.

Dal 1387 al 1398 Pellegrino Zambeccari fu rettore dell'ospedale di S. Maria della Viola, presso il ponte di Reno, e nel 1388 fu investito della carica di correttore dei notari. Nel 1393 fu inviato con Salvetto dalle Paliote a Ferrara per condolersi della morte del marchese Alberto d'Este. Ma a questo tempo egli era già cancelliere del Comune, perchè nel 1389 Giuliano Zonarini aveva chiesto ed ottenuto di averlo per compagno nel disbrigo delle molte faccende inerenti all'ufficio di cancelliere. Come ciò avvenisse si comprende facilmente. Lo Zonarini non era letterato, ed all'inizio della lega dei Bolognesi e Fiorentini contro Gio. Galeazzo Visconti, il comune di Bologna doveva avere un cancelliere che potesse reggere al confronto di Coluccio Salutati. Né la scelta poteva cadere su persona più adatta di Pellegrino Zambeccari, che fu cancelliere per dieci anni, dal 1389 al 1399, e fu questo il periodo più notevole della sua carriera, durante il quale fu del numero degli Anziani nel settembre e ottobre del 1391. Lo Zambeccari fu un fervente seguace di parte guelfa, come il suo predecessore Graziolo Bambaglioli. In una lettera a Iacopo Caraffa arcivescovo di Bari assicuravagli che i Bolognesi erano ben disposti per il papa, e soggiungeva: So quel che dico; so quel che feci, e quante difficoltà dovetti superare per lo stato di Sua Santità. Tutti sanno che sono notaio della Camera apostolica, ed in quest' ufficio seppi così comportarmi da ridurre a buon termine i fatti del pontefice. Alla protezione del quale lo Zambeccari spesso ricorse per ottenere favori e promozioni a vantaggio dei suoi amici.

Ma il guelfismo dello Zambeccari non gli impedì tuttavia di riconoscere gli errori della politica di Urbano VI, come fece in una sua lettera al card. Mezzavacca.

Pellegrino Zambeccari abitò sempre nella casa paterna, che Giovanni di Gerardo aveva acquistata l'8 febbraio 1351, sotto la parrocchia di S. Barbaziano in via Barberia, da Andreuccia di Giuliano Zambeccari moglie di Signorello Signorelli. Egli dovette essere piuttosto agiato di beni di fortuna, poiché nel 1381 prestava trecento lire per un mese al miniatore Azzone del fu Benello, ed il 5 febbraio 1384 Martino da Gemona arcidiacono d'Aquileia restituiva a Pellegrino trentasette ducati d'oro avuti in prestito. Nello stesso anno, ai 10 di giugno, lo Zambeccari diede cento lire a Nicolò del fu Andrea de' Bazinetti modenese, per la dote di Lucia d'Albertino da Verona sua fidanzata, dietro promessa e garanzia di restituzione.

Tutti questi contratti denotano una certa agiatezza in Pellegrino Zambeccari, che, dopo la morte di suo fratello Antonio, avvenuta nel 1398, lagnavasi in una sua lettera di dover provvedere, oltre che al mantenimento della sua famiglia, anche a quello di due suoi nipoti. Ciò non gli impedì tuttavia di fondare il 18 luglio 1398 l'oratorio di S. Pellegrino, fuori di porta San Mamolo, presso il torrente Aposa, coll'obbligo che dovesse goderne il benefizio il più povero della sua famiglia. Questi benefizi provenivano dalle rendite di due possessioni con case, una di dieci, l'altra di cento tornature, situate la prima presso S. Michele in Bosco, l'altra nel comune di Quarto di Sotto; oltre ad una casa sotto la parrocchia di S. Barbaziano, dirimpetto ai Monterenzi; forse la stessa da lui abitata.

Queste disposizioni erano contenute nel suo testamento, rogato il 19 luglio 1398 dal notaio Rinaldo Formaglini. Pellegrino nominava suoi eredi universali i figli Giovanni, Scipione e Lodovico; se fossero morti senza figli sostituiva in loro vece l'oratorio di S. Pellegrino. Voleva che Bartolomeo Zambeccari fosse esecutore del suo testamento.

Non poco dovette contribuire a migliorare le condizioni economiche di Pellegrino il testamento di Carlo di Cambio Zambeccari, rogato il 28 settembre 1399, nel quale egli era sostituito qu

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